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L’inflazione rimane calda

L'indice armonizzato dei prezzi al consumo si è attestato a febbraio allo 0.6% mensile e al 2.7% annuale, come previsto...

Sul fronte euro, il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo tedesco di febbraio è stato in linea con le stime del mercato. Il dato dell’IPC è rimasto stabile allo 0.4% mensile e al 2.5% annuale a febbraio. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo si è attestato a febbraio allo 0.6% mensile e al 2.7% annuale, come previsto. Dall’altra parte, Christine Lagarde, Presidente della BCE, ha adottato una posizione prudente, sottolineando l’importanza di raccogliere ulteriori prove prima di prendere in considerazione eventuali aggiustamenti dei tassi di interesse. La BCE ha scelto di mantenere l’attuale politica monetaria, ribadendo il proprio impegno a riportare l’inflazione ai livelli desiderati. La BCE ha dichiarato chiaramente la sua intenzione di mantenere misure politiche adeguatamente severe per tutto il tempo necessario a raggiungere il suo obiettivo di inflazione. Il sentimento positivo che circonda la BCE potrebbe potenzialmente rafforzare l’euro, fornendo così supporto al cross EUR/JPY.

Negli Stati Uniti il dato tanto atteso ha deluso le aspettative, ma al momento non ha cambiato gli scenari: la crescita dell’Indice dei Prezzi al Consumo core, la proxy dell’inflazione, ha registrato un +3.8% rispetto alle attese di +3.7% su base annuale, mentre su base mensile un

+0.4% rispetto allo 0.3% previsto. Intanto, l’amministrazione Biden prepara un nuovo piano di aiuti per l’Ucraina, che nella notte ha subito un forte attacco dai russi, che hanno abbattuto, secondo fonti di Mosca, 58 droni.

L’Office for National Statistics del Regno Unito ha riportato dati poco incoraggianti sull’occupazione, mostrando che l’aumento dei tassi di interesse da parte della Banca d’Inghilterra e l’aggravarsi della crisi del costo della vita stanno iniziando a frenare le condizioni del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è salito al 3.9%, i datori di lavoro hanno licenziato 21.000 lavoratori e la media dei guadagni è cresciuta più lentamente nei tre mesi terminati a gennaio. I dati del mercato del lavoro dimostrano chiaramente l’incertezza sulle prospettive economiche, che potrebbe costringere i responsabili politici della BoE a ridurre i tassi di interesse prima di quanto previsto.

 

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