Come previsto, dopo dieci aumenti consecutivi la BCE ha deciso di fare una pausa nei rialzi dei tassi.
I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimangono infatti fermi rispettivamente al 4.50%, al 4.75% e al 4.00%. Christine Lagarde ha spiegato la decisione commentando la probabilità di una discesa dell’inflazione nel breve termine. Resta però debole l’economia dell’area dell’euro, con il settore dei servizi che si sta ulteriormente indebolendo. La presidente specifica, infatti, che mantenere la politica non significa che non aumenteranno mai più ed un eventuale allentamento monetario al momento non è stato considerato e discusso dal Board.
Calma piatta negli States fino alla pubblicazione dei dati relativi all’economia americana. In ordine crescente di importanza, le richieste di disoccupazione continue hanno segnato un valore di 1,790 mila contro 1,740 mila, i principali ordinativi di beni durevoli un aumento del
4.7% rispetto all’1.7 e a conferma della salute dell’economia statunitense il PIL cresce del 4.9% vs 4.3% atteso.
Ottobre si è rivelato un mese pessimo per le vendite al dettaglio: i commercianti lamentano un rallentamento generale delle vendite visto il costo elevato della vita. L’indicatore rilasciato da CBI ha evidenziato un netto peggioramento, passando da -14 a -36. Il dato è il secondo peggiore mai registrato dal 1983, anno nel quale sono iniziate le rilevazioni dell’indice. Il dato percentuale mostra una flessione del 0.9% rispetto allo 0.2% previsto dagli analisti. Ovviamente, meno vendite portano inevitabilmente meno ordini ai fornitori. In generale quindi, si assiste ad una stagnazione o peggio ad una flessione dell’economia inglese, con poche speranze di ripresa per novembre.
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